donne marocchine e Moudawana


Nell'anno 2008 il Centro Documentazione e studi delle donne di Cagliari ha realizzato il Progetto "Donne marocchine migranti: fra diritti, politiche e culture familiari nel paese d'origine ed in quello d'accoglienza" finanziato dalla Provincia di Cagliari/ Assessorato alle politiche sociali e della famiglia.

Sabato 20 settembre 2008, Sala Cosseddu - Via Trentino, Cagliari Ore 9,30 - 13,00 15,30 - 19,00, il nostro Centro in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Sociali, alla Famiglia e all'Immigrazione studi delle donne della Provincia di Cagliari ha realizzato il Seminario a tema

Donne marocchine fra mutamenti legislativi e sociali aperti dall'applicazione della Moudawana in Marocco e in Italia

Introduzione e coordinamento: Angela Maria Quaquero, Assessora alle Politiche Sociali, alla Famiglia e all'Immigrazione della Provincia di Cagliari
Coordinamento e conclusioni: Annalisa Diaz, responsabile del Centro

Relazioni
Luisa Salis, Centro di documentazione e studi delle donne "Una ricerca su donne marocchine migranti tra diritti, politiche e culture familiari"
Malika Benradi, docente di Diritto nell'Università di Rabat Agdal,presidente dell'Associazione AFARD,membro dell'AMERM - "Il nuovo codice di famiglia, quale pratica giudiziaria?"
Anna Paola Ugas, docente di Diritto Privato nell'Università di Cagliari - "Profili ideali e pratici di un confronto fra diritto marocchino e italiano delle persone e della famiglia"
Patrizia Manduchi, docente di Storia e Istituzioni Musulmane nell'Università di Cagliari - "Comunità marocchine in Italia e nuova Moudawana"

Proiezione del cortometraggio ACHIKAK realizzato dall'Association Action Femmes Juristes

Sono state invitate a partecipare le Associazioni locali delle immigrate/i e del volontariato, i mediatori sociali, i servizi territoriali e le istituzioni

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Intervento di Luisa Salis coordinatrice del progetto

Parte 1

Questa ricerca fa parte di un più vasto progetto che ha avuto inizio nell’anno 2002 quando, presso la biblioteca del Centro di documentazione e studi delle donne di Cagliari, venne costituito un fondo specifico denominato“ Donne, Migrazioni, Interculturalità, Diritti, Opportunità “.
Il Centro aveva percepito un mutamento sia nella quantità che nella qualità del progetto migratorio soprattutto da parte delle donne.
Infatti è andato diffondendosi, accanto a quello “passivo”- ricongiungimento al coniuge e/o parente - un progetto migratorio che chiamerei “attivo” da parte di donne sole (vedove, divorziate, giovani studentesse..) conseguenza di un maggior tasso di scolarizzazione, dal diffondersi di nuovi modelli sociali e da aspirazioni di libertà ed affermazioni personali.
Poiché la nostra biblioteca fa parte del circuito urbano di lettura di Cagliari,l’obiettivo del Fondo è quello di offrire strumenti ( libri, riviste, Cd, etc…) e occasioni di conoscenza non stereotipata del processo migratorio femminile che permettano di capire e riflettere sulle cause che ne hanno originato lo spostamento, le difficoltà incontrate , l’impatto coi nuovi modelli culturali, la problematicità delle relazioni con le singole persone e le istituzioni nel paese di accoglienza.
Si tratta di tentare di dare conto degli esiti positivi derivanti dal confronto con le diverse culture e creare uno spazio fisico in cui possa avvenire l’incontro dei due interessi.
Il Centro ha realizzato nel passato due iniziative:
“ La femminilizzazione delle migrazioni,commento alla lettura del rapporto sullo stato della popolazione nel mondo: globale e locale” svolto in collaborazione con l’AIDOS di Roma e l’UNICEF di Cagliari.
“Migrazioni letterarie :”L’apporto della scrittura delle donne migranti nella letteratura italiana” con la scrittrice Christiana De Caldas Brito, vincitrice del premio E&tra che ha affrontato nei suoi testi il desiderio ma anche la fatica di ricomporre la sua identità attraverso la scrittura del Paese di accoglienza.
La ricerca denominata “Donne marocchine migranti: fra diritti, politiche e culture familiari nel Paese di origine ed in quello di accoglienza”,progettata da Rita Podda ,con la collaborazione di Tatiana Musiu,Giorgia Deiana e da me coordinata, è stata realizzata in due fasi: nella prima è stato raccolto del materiale divulgativo sotto diverse forme( libri, riviste, CD, DVD etc.) e nelle diverse lingue parlate e scritte in Marocco (arabo,berbero, francese ) e in italiano.
Parte di questo materiale è stato raccolto in un file e può essere consultato presso il Centro ed in
seguito sarà inserito nel nostro sito web.
Il file si articola sui seguenti temi:
-condizione della donna in Marocco;
-analisi storica della “costruzione” del Nuovo Codice di Famiglia”;
-emigrazione:
-associazioni, che testimoniano la quantità e la qualità delle associazioni di donne presenti sul territorio del Marocco, sia nelle grandi città che nei più piccoli paesi delle montagne e nelle zone rurali;
-strumenti divulgativi ( cd, fumetti a colori,cassette audio,cartoni animati ) costruiti per facilitare la diffusione capillare e la comprensione del Nuovo Codice di Famiglia in una realtà culturalmente arretrata;
-sitografie sul Marocco, generali e di genere;
-bibliografie sul Marocco.
Data la vastità e complessità del problema, la ricerca, nonostante non possa dichiararsi esaustiva, offre un panorama vasto e approfondito e che può ancora migliorare.

Parte 2

Il seminario di oggi rappresenta la seconda fase del progetto e si propone di analizzare i processi di cambiamento che hanno preceduto e seguito l’approvazione del Nuovo Codice di Famiglia dentro e fuori dal Marocco.
E’ importante quindi testimoniare la lunga battaglia che le donne marocchine, a partire dagli anni ’80 e fino all’8 marzo del 2001, hanno portato avanti dando luogo ad un vasto, variegato e combattivo associazionismo femminile che, liberatosi in parte, dalla dipendenza dei partiti hanno sviluppato un grande livello di autonomia e libertà;nascono in questo periodo l’ADFM ( Association Démocratique des Femmes du Maroc), l’ UAF ( Union de l’Action Féminine), l’ OFI ( Organisation de la femme Istiqlalienne ).
Obiettivo comune di queste associazioni è stato quello di promuovere la riforma della Moudawana, ferma al 1957, creando un nuovo statuto giuridico delle donne fondato sulla filosofia universale dei diritti umani e sul principio dell’eguaglianza uomo-donna.
Tale fermento associazionistico è da attribuirsi alla lungimiranza, passione e perseveranza di un gruppo di donne “le cento donne che hanno fatto la Moudawana”(Titolo di un articolo apparso su una rivista marocchina “ Femmes du Maroc”) e alla capacità, collettivamente espresse , di creare continuamente alleanze tra le associazioni femminili e le sezioni femminili dei partiti in Marocco e con quelle dell’area magrebina.
Nel 1992 l’UAF promuove la raccolta di un milione di firme per sviluppare una campagna di sensibilizzazione e mobilitazione a favore della riforma.
Nel 19995 nasce il “ Collectif Maghreb Egalité” che presenta una proposta di Codice di famiglia alternativo “ Le cento misure e disposizioni per una codificazione egualitaria di statuto personale e di diritto delle donne” che viene presentato alla Quarta Conferenza mondiale ONU sulla donna a Pechino.
Nel 1999 l’associazione JOUSSUR promuove un seminario dal titolo “Question féminine et role de l’Ijtihad” che segnala la capacità di queste associazioni di sapersi misurare anche con i problemi legati alla religione.
Vanno comunque ricordati due momenti che vedono una battuta di arresto per le donne: nella pseudo riforma attuata dal re Assan II nel 1993, che apportò alla vecchia Moudawana solo dei cambiamenti di facciata e nella manifestazione di Casablanca del marzo 2000 che vide una numerosissima presenza di islamisti contrari al “ Plan National pour l’integration de la femme au dèvelloppement”che affrontava la questione della donna in un’ottica multisettoriale fondata sul concetto di sviluppo umano sostenibile.
E’ stato importante comunque aver imposto all’opinione pubblica un dibattito politico sullo statuto personale delle donne.
E’ sul finire degli anni ’90 e inizio del 2001 che, grazie al mutamento del quadro economico, politico, sociale e istituzionale (migliorano le condizioni economiche ,vanno al potere i partiti del Blocco Istituzionale, sale al trono re Mohammed VI ) l’ 8 marzo 2001 il re Mohammed VI annuncia l’intento di rilanciare il processo di riforma della Moudawana e il 27 aprile designa i membri della Commissione per la sua riforma .
Ancora una volta le donne sono in primo piano: l’8 marzo 2001 si forma il “ Collectif Printemps pour l’egalité “ che si propone di operare un controllo sui lavori della commissione composta da 16 uomini e 3 donne!
Il 10 Ottobre del 2003 il re annuncia, in occasione dell’apertura della sessione autunnale del Parlamento, che opererà l’attesa riforma che verrà approvata dai due rami del Parlamento e promulgata il 3 febbraio 2004.

Parte 3

Naturalmente, come in tutti i processi storici di grande rilievo, la riforma del Nuovo Codice di Famiglia e la sua applicazione concreta non è esente da problemi.
Questi problemi verranno affrontati dalla relazione della prof.ssa Benradi .
In Sardegna , oltre al riproporsi di alcuni dei problemi esistenti in Marocco, quali l’analfabetismo, la subordinazione e la dipendenza economica delle donne, si presenta anche una ulteriore difficoltà derivante dalla dispersione degli insediamenti e dal tipo di attività lavorativa che li porta di paese in paese rendendo più difficile lo scambio di conoscenze e la diffusione del Nuovo codice di famiglia.
Il nostro seminario vuole essere un contributo, una spinta in direzione di questo cambiamento; se infatti il merito della riforma è da attribuirsi all’associazionismo femminile marocchino , pensiamo che un ruolo non secondario possa giocarlo anche la solidarietà delle altre donne.
Ecco, noi donne del Centro e tutte le altre che lo frequentano vogliamo essere con loro che continuano un percorso che non potrà non avere successo se seguiremmo il consiglio della pittrice marocchina CHAIBIA che intervistata dalla Mernissi ,che le chiedeva come facesse ad iniziare un quadro, ha risposto: "Comincio, generalmente da una donna, il resto viene dopo. La donna è il centro, il resto le si dispone intorno”

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Intervento della prof.ssa Malika Benradi - Faculté de Droit Rabat Maroc
Le nouveau code de la famille au Maroc : quelle perception et compréhension par l’opinion publique et quelle application par les juges ?

C’est un réel plaisir de présenter aujourd’hui devant vous, à Caligari, dans cette belle ville de la rive Nord de la Méditerranée, les résultats de cette première enquête de terrain, réalisée auprès d’un échantillon de la population marocaine et des juges de la famille, officiant dans trois tribunaux des villes : Rabat- Kenitra et Tanger), situées dans la rive Sud, 3 ans après l’application du nouveau code.
Avant de partager avec vous les résultats de ce modeste travail, je tiens à remercier les organisatrices de cette rencontre de m’avoir offert cette opportunité de débattre avec vous d’une question aussi importante que celle des droits familiaux des femmes au Maroc
Rendre compte, en 10 mn, d’un travail qui a duré plus d’une année, qui a mobilisé une équipe multidisciplinaire, me parait difficile. L’entreprise est difficile parce que les questions abordées dans cette étude sont importantes, complexes et sensibles :
- importantes parce qu’elles se sont accordées comme objectif la connaissance à travers 2 questions fondamentales : comment l’opinion publique a réceptionné ce code, porteur de l’égalité, comment les instances judicaires vont –elles l’appliquer pour consacrer cette égalité, tant revendiquée et tant débattue.
- Complexe, parce les aspects pratiques du code de la famille renvoie à l’analyse du texte mais aussi du contexte dans le quel il s’applique et également aux méandres des procédures à engager.
- Sensibles enfin, compte tenu des dimensions que prennent les conflits familiaux et les impacts qu’ils ont sur les relations familiales.

Avant de vous livrer les résultats de cette étude et les actions à mener, il est nécessaire d’insister d’abord sur le fait que malgré les limites de l’étude, dans le temps, conséquences du court délai d’application et dans l’espace, du fait que les enquêtes entreprises ne peuvent refléter que des résultats circonscrits au monde urbain à travers quelques villes, cette contribution fournit un certain nombre d’informations. Ces dernières, présentées dans leurs interactions, ont abouti en effet, à de multiples interrogations susceptibles d’interpeller aussi bien les chercheurs que les praticiens du droit et les militants des droits humains. Les aspects abordés soulèvent sans aucun doute un grand nombre de questions qui méritent indéniablement des développements plus importants et plus approfondis.
Il importe également de souligner l’analyse des facteurs de blocage qui est faite et les difficultés, voire l’incapacité du système à prendre en charge les évolutions. Ces derniers ne sont plus systématiquement attribués à la mauvaise volonté, mais expliqués dans le cadre des mutations en cours et de l’ambivalence du système culturel.
Très rapidement, les principaux résultats de l’étude peuvent être ramenées à quelques constats et à certaines actions, identifiées comme importantes :

Cependant trois remarques s’imposent au préalable :
- La première :
Tous les résultats des différents volets de l’étude ont confirmé le bouillonnement d’idées nées et développées à la faveur de la promulgation du nouveau code de la famille ainsi que les mutations à l’œuvre dans les représentations et dans les comportements. Les marocains et les marocaines, quel que soit leur statut (les citoyens/nes ordinaires interrogé-es, les juges et les justiciables), se sentent engagé-es dans le processus. Ils/elles s’adaptent, négocient leurs relations au sein de la famille et tentent de se plier aux nouvelles règles. C’est là la preuve qu’une dynamique de changement est à l’œuvre dans la société marocaine.
- La seconde remarque :
Les personnes interrogées : les citoyens, les citoyennes, les justiciables et les juges, acceptent le nouveau texte. Elles partent d’un acquis qu’elles critiquent mais qu’elles ne remettent pas en cause.
Seulement, si tous les résultats convergent en ce sens, acceptation ne signifie pas nécessairement adhésion.
La position du juge, compte tenu de son statut particulier, peut davantage être interprétée comme un alignement sur la volonté de changement du pouvoir politique que comme forme de l’expression d’une volonté indépendante. La qualification de « progressiste par décret », utilisée dans le texte sur les juges, a voulu rendre compte de cette attitude qui consiste à se déclarer favorable à la réforme décrétée par l’autorité sans approuver nécessairement son initiation. Cette dénomination pourrait être reprise pour l’ensemble des citoyens qui se déclarent favorables au principe de l’égalité dans le nouveau code et des dispositions qui le concrétisent, tout en développant des points de vue qui contredisent parfois l’égalité préalablement reconnue.
Ces positions expliquent pourquoi, malgré l’approbation générale de la réforme réalisée, sur de nombreuses questions, hésitations, incertitudes, voire même contradictions traversent l’ensemble des perceptions, du citoyen, du justiciable et même du juge. Ce dernier, en effet, en tant que magistrat est tenu, par le texte qu’il doit tenter d’appliquer rigoureusement. Mais le juge est également un citoyen. A ce titre, il est partie prenante à la culture ambiante, laquelle peut réagir sur le pouvoir d’interprétation qui lui est accordé en tant que juge ; elle peut freiner, contribuer à contourner, voire à « dénaturer » le changement attendu par le nouveau texte législatif.
A titre d’exemple, les fortes réticences de la société à accepter les nouvelles règles relatives à la wilaya- tutelle matrimoniale, notée dans l’enquête réalisée auprès de l’opinion publique, a été largement confirmée par l’enquête auprès des juges. L’examen de cette question indique, en effet, un consensus général sur la question, l’opinion publique, y compris celle des jeunes filles, étant très réservée à l’égard de cette liberté laissée aux filles de se marier sans tutelle. Ce qui exige une analyse approfondie des raisons de ces formes de distanciation et/ou de rejet. Les réponses des juges se réfèrent aux traditions et au respect de la famille, motivations également évoquées par l’opinion publique.

I – Les résultats : quelques constats

1- Au niveau de l’opinion publique, afin de mesurer le niveau des mutations à l’œuvre sur la question, nous sommes partis de la question principale : que pensent les marocains et les marocaines du NCF et de la vision égalitaire dont il est porteur, les résultats mettent en exergue trois constats :

Deux constats :
1- Les femmes sont plus favorables au nouveau code que les hommes,
2- Le NCF a entraîné une évolution dans les comportements des hommes et des femmes.
3- L’opinion publique demeure partagée, quant aux nouvelles dispositions relatives à la tutelle matrimoniale, à l’âge au mariage, à la responsabilité conjugale, au partage des biens acquis pendant le mariage… Ces dispositions font l’objet d’interrogation, de suspicion, voire de rejet, elles montrent, de manière indéniable, que les perceptions sont marquées par l’ambivalence du système culturel. C’est ce qui explique les va- et- vient opérés entre les appréciations favorables au caractère novateur du code de la famille et l’attachement aux options traditionnelles.
Mais, de manière générale, les femmes sont plus favorables aux changements que les hommes.

2- Au niveau des justiciables
L’un des premiers constats consiste dans le fait que la réforme a entraîné un élan vers le recours à la justice chez les femmes, qui sont plus nombreuses que les hommes, depuis la promulgation du nouveau code, à saisir la justice de la famille, l’enquête auprès des justiciables insiste sur l’effet « libérateur » supposé que le nouveau texte a eu sur les femmes.

Cependant, les justiciables étant directement confronté-es au système judiciaire, manifestent une ambivalence qui se situe surtout entre leurs espérances par rapport à une réforme et la réalité vécue.
Les justiciables sont en effet nombreux à considérer que le nouveau texte contient des dispositions positives d’abord pour les femmes, ensuite pour les enfants et enfin pour l’équilibre de la cellule familiale.
Paradoxalement, même les justiciables se trouvent confronté-es à la justice relative aux conflits familiaux, ils perçoivent peu les aspects négatifs du code, la grande majorité des personnes interrogées ayant des difficultés à les identifier.
Ils/elles cherchent surtout à se positionner au sein du système judiciaire en usant des nouvelles règles, à comprendre et à optimiser, à titre personnel, les aspects des nouvelles dispositions susceptibles de leur être favorables. Ayant largement perçu le caractère novateur du nouveau code de la famille, les justiciables en attendent des changements dans le comportement des juges et des facilités de circulation dans le système judiciaire. Mais, à leurs yeux, la réalité correspond davantage aux anciennes pratiques. La lenteur de la procédure leur semble particulièrement préjudiciable
Cette situation a conduit de nombreux justiciables à revendiquer une refonte du système, le droit à une justice plus humaine ou une résolution des conflits familiaux dans le cadre d’une solution amiable sans le recours à la justice, les femmes étant celles qui sont les plus favorables à cette forme de médiation.
Ce constat apporte un éclairage sur la distance qui existe entre l’opinion des marocains et des marocaines non impliqué-es dans une action en justice relevant du droit de la famille et les justiciables qui sont confronté-es directement à l’application du nouveau code. Les premiers se déclarent en majorité favorables à la création de sections de la famille Les seconds dénoncent les dysfonctionnements du système et émettent un certain nombre de critiques à l’égard de certaines institutions. Tout le parcours du circuit judiciaire est considéré comme éprouvant et non adapté au nouvel esprit de la réforme. Les résistances du parquet et de la police sont soulignées et le rôle des huissiers est montré du doigt

3- Au niveau des juges
Partant de l’objectif de l’étude : évaluer le rôle du juge, en tant que praticien du droit de la famille, dans l’application des nouvelles dispositions du code de la famille, les résultats ont fait apparaître deux positions dominantes, (1) d’une part une unanimité apparente, sur certaines questions, qui masque (2) d’autre part, un certain nombre de divergences, de nuances, voire de réticences par rapport à l’interprétation de quelques nouvelles dispositions du code de la famille.

Tous les juges interrogés ont affirmé que la révision du droit de la famille était nécessaire. Elle s’est inscrite, pour eux, dans une lecture progressiste de la tradition juridique islamique qui peut, à leurs yeux, garantir l’équilibre au sein de la famille, assurer l’égalité entre les conjoints et protéger les droits de l’enfant. Ils considèrent que le nouveau code contient un certain nombre d’avantages susceptibles de corriger les discriminations que subissaient les femmes lorsqu’elles intentaient une action en séparation.
Ils approuvent l’instauration des garanties pour l’exécution des jugements ; la présence du ministère public constitue une grande garantie pour l’application des nouvelles dispositions.
Ils reconnaissent, à l’unanimité, qu’il existe encore des discriminations dans le nouveau code, traduites par des contradictions entre certaines dispositions ; ils estiment que le nouveau texte est une étape, qui probablement sera suivie par d’autres révisions et amendements qui s’imposeront à la lumière de l’application.

Un accord quasi-total existe aussi à propos des principales raisons qui nuisent à une application correcte du code, que les juges attribuent au manque de formation des juges, à leur spécialisation, à la faiblesse des moyens dont ils disposent et à l’absence d’indépendance des sections familiales par rapport aux tribunaux de première instance.
Ces affirmations peuvent laisser croire que les juges, qui voient dans les nouvelles dispositions un grand acquis pour les femmes, défendent une position progressiste qui est contrariée par des obstacles d’ordre matériel et humain.

Seulement les divergences apparaissent surtout par rapport au pouvoir d’interprétation dont les juges sont dotés.
L’âge au mariage, la tutelle, la répudiation, la polygamie, la déchéance du droit de garde lorsque l’épouse est de confession non musulmane, le partage des biens, le recours à d’autres référents en cas de lacunes ou d’insuffisances ( art. 400), ne recueillent pas l’adhésion totale des juges interrogés.

Cette divergence s’exprime concrètement lors du pouvoir d’appréciation, les juges progressistes seront plus enclins à une interprétation plus large, en faveur de l’égalité, alors que les juges conservateurs auront tendance à opter plus pour une interprétation restrictive des droits des femmes, qu’ils expliqueront par l’attachement au référentiel religieux.
Les positions des juges sont conformes aux positions des marocains et des marocaines, notamment par rapport à la tutelle au sujet de laquelle la majorité considère que la fille ne peut se marier sans la présence de son tuteur matrimonial.
Par rapport au référentiel religieux, les juges ont tous insisté sur la référence au rite malékite en cas de lacunes du texte, certains affirment timidement recourir à d’autres rites et même éventuellement aux conventions internationales que le Maroc a ratifiées sans réserves.
Au cours des entretiens, on a constaté que pour les juges, la norme juridique se mue en norme morale et se traduit par un certain conformisme. La réalité sociale constitue un obstacle majeur à l’application stricte du NCF car elle renforce la fonction idéologique du juge et consacre plus fortement le référentiel religieux conjugué souvent à la morale.

4- L’observation des audiences
L’un des principaux résultats a trait à l’absence de la dimension humaine. Le justiciable, réduit à un dossier, est contraint d’accepter sa situation et donc de se soumettre au jugement qui sera prononcé comme émanant d’une autorité garante des normes.
L’observation des audiences laisse croire qu’il existe une intention d’affaiblir la capacité du justiciable à résister aux attentes de l’institution : son individualité est fragilisée, il est reconstruit comme une non personne, présenté comme un cas, sous forme d’un dossier qu’on étale et qu’on discute publiquement.
Tout l’environnement de l’audience contribue à réduire les capacités de réaction des justiciables. La salle est austère et bondée, la voix du juge est inaudible, le ton est sévère, les appariteurs peu respectueux à l’égard des justiciables, la proximité des juges est faible. De ce fait, le justiciable semble n’avoir aucune prise, ni aucune maîtrise sur le système. Dans l’audience, sa parole semble confisquée essentiellement par le président, l’avocat se limitant à marquer sa présence par la remise de documents.
Lorsque la parole est donnée au justiciable, elle l’est rapidement et ne lui permet pas d’exposer sont point de vue.
Dans l’enquête sur les juges, ces derniers ont effectivement déploré le manque de temps accordé à l’audience qui ne leur permet pas de donner un contenu autre que formel à leur relation avec le justiciable.

5- Les jugements
Il ressort globalement de l’investigation que la majorité des actions intentées sont relatives aux effets de la séparation : pension alimentaire, garde des enfants, partage des biens.
La lecture des décisions a permis de faire le constat de deux observations déjà notées dans l’enquête auprès des juges. D’une part, le respect de la morale, entendue dans son sens traditionaliste, ainsi que de l’état des mœurs et de l’opinion publique semble dominer dans les jugements. D’autre part, elle a également permis d’observer la place prépondérante du référentiel religieux dans les attendus, ce qui confirme l’importance accordée par les juges, lors des entretiens, au référentiel religieux.
A cet égard, seuls apparaissent des ajustements mineurs, conformément à la volonté du législateur qui a voulu adapter le droit de la famille – conçu comme système normatif- aux nouvelles conditions sociales, sans pour autant sortir du cadre de la légitimité, c’est à dire de l’observance de la Chariaa. Pour ce faire, le législateur a pratiqué un Ijtihad consistant à énoncer des règles acceptables du point de vue du Fikh et conformes à l’idée qu’il se faisait du développement social au sein de la société marocaine.
La décision du juge s’inscrit dans cette logique. C’est ainsi que les fondements de la famille musulmane constituent les motifs de la majorité des jugements rendus.

Cependant, l’application des textes de loi est rigoureuse, l’observation de l’esprit des textes est souvent stricte. Elle s’inscrit dans le respect du référentiel religieux.
En ce qui concerne le pouvoir d’appréciation que lui accorde le législateur, la lecture des jugements montre, particulièrement en matière de divorce pour discorde – chiqaq- que le juge donne une interprétation extensive de cette notion, alors même qu’il a la possibilité de recourir à d’autres modalités de séparation, prévues par le code en matière de divorce judiciaire comme le défaut d’entretien, l’absence du mari, les violences conjugales. Certains jugements montrent, en effet, un effort certain d’adaptation à la nouvelle donne de la part des juges chargés du contentieux familial, particulièrement en ce qui concerne les demandes de divorce formulées par des femmes résidant à l’étranger dont les époux habitent au Maroc.
Ainsi cette étude a eu l’ambition de contribuer aux efforts, entrepris depuis plus de deux années, de compréhension et de connaissance des effets induits par la promulgation du nouveau code de la famille et par son application. Un certain nombre de résultats en sont ressortis qui indiquent de nombreuses pistes de réflexion et orientent vers certaines actions à mettre en place ou à renforcer.

II- Les actions à engager

Les actions concrètes à engager doivent être envisagées dans une perspective large, intégrée dans une vision globale d’ensemble qui prend en considération tous les aspects de la problématique :

* Une meilleure connaissance des nouvelles dispositions et des procédures juridiques du code de la famille exige l’organisation de larges campagnes d’information et de sensibilisation. Le renforcement des politiques de sensibilisation est apparu comme point fort de diffusion de l’information et de la formation d’une opinion publique démocratique. Ces politiques doivent prendre en considération hommes et femmes. Mais les femmes et les jeunes sont apparus comme des publics ayant un grand potentiel mais ayant aussi besoin de politiques de soutien et d’accompagnement. Malgré un élan indéniable qui les porte vers le rapprochement avec les hommes, et donc vers l’égalité, les femmes ont encore du mal à comprendre les nouvelles règles. Elles cherchent surtout à négocier la mise en application des nouvelles dispositions. Ce qui les conduit dans certains cas à minimiser leur approbation de certains droits pour éviter les conflits.
Puissant moyen de formation de l’opinion publique, la télévision est le média le plus adéquat pour « parler » aux gens, pour expliquer et pour forger une conscience citoyenne forte et sereine.

* Une meilleure application des nouvelles dispositions nécessite une formation renforcée des juges (i) plus ouverte sur les sciences sociales et humaines, (ii) plus neutre, c’est-à-dire orientée vers le renforcement de l’indépendance de la justice et (iii) s’inscrivant dans la spécialisation des juges de famille.

* La phase de conciliation doit être repensée et améliorée. Ressentie comme une procédure utile par les justiciables, elle reste insuffisamment attractive pour bon nombre de conjoints qui optent pour la non comparution lors des séances de conciliation.

* La création des sections de la famille doit se concrétiser par la mise en place de tribunaux de famille indépendants des tribunaux de première instance. Elle doit se traduire par l’allocation de moyens matériels et de ressources humaines : juges, psychologues, sociologues, médiateurs/trices, assistance sociale…

* La réforme devait être accompagnée de mesures concrètes, parmi lesquelles : la création du fonds de garantie, la mise en place d’un corps de médiation, l’ouverture des centres d’hébergement pour femmes victimes de violences conjugales ; l’ouverture d’espaces de dialogue et de médiation…

* La crédibilité du système judiciaire exige notamment de repenser le déroulement des audiences dans le sens du rapprochement de la justice des usagers, de l’humaniser, de simplifier le langage, d’écourter les délais, d’accorder plus d’écoute et de temps aux justiciables et réduire les frais de justice.

* La confiance dans le système judiciaire exige la transparence et la proximité. La confiance dans le système le rend crédible et cette crédibilité constitue le fondement de l’Etat de droit dans un système qui aspire à la démocratie. Le citoyen et la citoyenne doivent recourir au système judiciaire sans appréhension ni crainte.
* La médiation, fortement revendiquée par les justiciables, en tant que démarche relationnelle permettant aux couples de gérer les conflits conjugaux, dans un esprit de co-responsabilité, favorise la résolution des litiges. Son rôle est de donner aux couples en conflit la possibilité de puiser en eux-mêmes les ressources qui vont leur permettre de retrouver la communication interrompue, d’exposer leurs conflits et leurs souffrances, afin que puisse être abordée, par la suite, la réorganisation familiale, dans le respect des besoins de chacun et dans l'intérêt du couple et des enfants.

Ce sont là les résultats des enquêtes menées et les actions que cette modeste étude a identifiées.

Je vous remercie pour votre attention.


Pr. Malika Benradi
Faculté de Droit Rabat Maroc
B.P 8057 NU Rabat Maroc
Tel/Fax :  00 212 37 71 34 50 
G.SM :  00 212 61 48 93 48 
E-mail : malikabenradi@yahoo.fr


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A breve verranno messi a disposizione on-line i materiali raccolti:

-- Una mappa , sulla base dei dati Istat al 1.01.2007, di cittadine/i marocchini/e residenti in Provincia di Cagliari, disaggregata per genere.
-- Due sitografie, una orientata al genere ed una mista, in cui è possibile reperire un’ampia e varia documentazione per conoscere i processi di cambiamento che hanno investito la condizione delle donne in Marocco a partire dagli anni ’80 e che hanno portato all’approvazione del Nuovo Codice della famiglia – La Moudawana.
-- Elenco delle associazioni femminili marocchine, di donne e/o con obiettivi di genere.
-- Schede delle associazioni femminili più rappresentative e più diffuse in Marocco.
-- Versione araba, francese e italiana della Moudawana ,con le relative istruzioni per l’applicazione (in francese)
-- Svariati testi, in arabo, francese ed italiano, di saggistica e narrativa sulla condizione delle donne marocchine e la Moudawana.
-- Articoli, in francese ed italiano, che offrono spunti di riflessione sul tema .
-- Un cd di animazione, in arabo, berbero, francese in cui vengono illustrati alcuni dei punti salienti della Moudawana, destinato al vasto numero di donne marocchine che non sono alfabetizzate e/o parlano correntemente solo il berbero o i dialetti.
-- Un cd-rom prodotto dall’Association Femmes Juristes , dal titolo CHIKAK in arabo con sottotitoli in francese e Fumetti a colori su carta che illustrano in modo accattivante, anche se semplice, i temi del cd-rom.

Coordinatrice per il Centro Luisa Salis
Ideatrice del progetto Rita Podda
Collaboratrici: Tatiana Musio e Giorgia Deiana















donne marocchine e Moudawana

Libro e disco vinile 
CENTRO DI DOCUMENTAZIONE E STUDI DELLE DONNE di Cagliari
 

Sito realizzato con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna

Aggiornamento a cura di Pia Brancadori